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Roberta Bruzzone: “Voglio abbattere il muro di silenzio che rende le donne vittime di violenza”

Roberta Bruzzone: “Voglio abbattere il muro di silenzio che rende le donne vittime di violenza”

A vederla sembra un’attrice, in realtà Roberta Bruzzone è una delle donne più temute dai criminali italiani.

Psicologa forense, criminologa, analista della scena del crimine, esperta in Scienze Forensi, Docente di Psicologia Investigativa, Criminologia e Scienze Forensi presso l’Università LUM Jean Monnet di Bari, autrice di diversi programmi TV tra cui La Scena Del Crimine, Roberta Bruzzone ha fatto della criminologia, passione che ha scoperto di avere fin da adolescente, una vera e propria ragione di vita e da anni si batte in particolare contro la violenza sulle donne e sui bambini. È infatti anche consulente tecnico forense di Telefono Rosa e fondatrice di SOS Vittima onlus.
L’abbiamo incontrata e ci siamo fatti raccontare un po’ del suo prezioso quanto difficile operato.

Sei la più conosciuta criminologa ed esperta forense italiana: quando è nato il tuo interesse per questa materia e quando hai capito di volerne fare una vera e propria professione?
Il mio “innamoramento” per questo ambito è stato molto precoce. Ho iniziato già alle scuole medie a interessarmi di Criminologia e Scienze Forensi con letture che indubbiamente erano considerate molto “anomale” per una ragazzina, sia da parte dei miei genitori che dei miei insegnanti. Ma si trattava di un interesse già fortissimo a quell’epoca. Sotto questo profilo mi reputo davvero fortunata dal momento che ho avuto modo di seguire la mia più grande passione e di riuscire, con coraggio, spirito di sacrificio e determinazione, a trasformarla nella mia professione. Il mio è un lavoro complesso che però mi ha da subito regalato, e continua a regalarmi, grandi soddisfazioni, pur con tutte le difficoltà e la drammaticità dei casi di cui mi occupo.

Non è facile trovare donne che ricoprono la tua posizione – tra l’altro sei molto famosa anche a livello mediatico – hai incontrato particolari ostacoli o difficoltà per il fatto di essere donna? Se sì, come li hai affrontati e superati?
Gli ostacoli fanno parte della vita di tutti, anche a livello professionale. Indubbiamente anche io ne ho incontrati diversi, ma li ho superati senza particolari difficoltà, perché erano soprattutto il frutto di limiti altrui, di beceri pregiudizi che ancora “albergano” nella mente di soggetti limitati quando si trovano di fronte una donna. Ho sempre puntato sulla preparazione e sulla competenza professionale quindi, come spesso mi trovo a dire, le “chiacchiere stanno a zero” quando lasci che siano i risultati del tuo lavoro a parlare per te. Certo alcuni miei tratti caratteriali mi hanno agevolato in tali situazioni, dal momento che trovo sempre molto stimolante confrontarmi “fuori dai denti” con questo tipo di persone e situazioni. Sono da tutta la vita una persona scomoda e difficilmente catalogabile, estremamente indipendente e autonoma, ragion per cui ho sviluppato anche io le mie strategie difensive da utilizzare in certe situazioni. Ci hanno provato in molti a mettermi i bastoni tra le ruote ma nessuno è riuscito a interrompere il mio percorso. Questo è certo.

Sei particolarmente esperta nelle tecniche di analisi, valutazione e diagnosi di abuso nell’ambito della violenza sulle donne e recentemente hai anche ricevuto il premio Donne Eccellenti, un prestigioso riconoscimento. Come sta evolvendo e cosa sta cambiando nell’ambito di questo drammatico fenomeno? Aumentano le denunce e le condanne o credi ci sia ancora molta paura e omertà?
Purtroppo siamo ancora in alto mare per quanto riguarda gli strumenti di tutela nei confronti di donne e bambini maltrattati, violati, perseguitati o assassinati. Il cosiddetto numero oscuro che riguarda questa tipologia di reati è ancora tragicamente altissimo, nonostante il numero di denunce sia in aumento. Purtroppo molti problemi sorgono proprio dopo la denuncia, che non può essere considerata un punto di arrivo bensì un punto di partenza all’interno di un percorso che sarà piuttosto lungo e complesso, spesso doloroso e frustrante. Stiamo pagando ancora il peso di stereotipi culturali di matrice patriarcale difficilissimi da estirpare, e che sono alla base di molte manifestazioni violente all’interno della coppia. Completa questo quadro desolante una diffusa omertà che riguarda i casi di maltrattamento in famiglia. Ecco perché mi batto in prima linea da molti anni per abbattere il muro di silenzio che avvolge ancora questo tipo di situazioni.

Che consigli daresti a una donna vittima di violenza psicologica o fisica?
Sicuramente consiglio a tutte coloro che si trovano in queste situazioni di rivolgersi ai centri antiviolenza per prendere piena consapevolezza di quali sono i reali strumenti di tutela ad oggi disponibili. Prima di prendere qualsiasi decisione occorre valutare lo scenario con l’ausilio di professionisti, onde evitare di fare scelte sbagliate che possono avere costi elevatissimi anche in termini di vite umane.

Che cosa ti piace fare per distrarti, smessi i panni della criminologa? Cosa ti aiuta a scaricare le inevitabili tensioni?
Sicuramente l’altra mia più grande passione è da sempre il motociclismo. Quando la tensione raggiunge livelli di guardia mi resta solo una cosa da fare: indosso il casco e salgo sulla mia moto. Solo allora riesco davvero a lasciarmi tutto alle spalle e ricarico le batterie.

 

Fonte: Alfemminile.com