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La psicologa forense Roberta Bruzzone all’ISI di Barga

La psicologa forense Roberta Bruzzone all’ISI di Barga

 

Chiara, forte e schietta. Così si è mostrata ai giovani ragazzi dell’ISI Barga Roberta Bruzzone, psicologa forense, criminologa investigativa e docente universitaria, venuta il 17 maggio per la diciassettesima edizione della “Settimana della Solidarietà”, organizzata dal GVS, a parlare del bullismo classico e di quello “2.0”, legato cioè al mondo della rete, argomento trattato nel suo libro appena uscito “Il lato oscuro dei social media”.

Preceduta dal breve ma intenso spettacolo di teatro sperimentale “Libre De Mirar”, eseguito dai ragazzi dell’ISI ed incentrato proprio sul bullismo, Bruzzone si è mostrata sin da subito anticonvenzionale lasciando la sedia sul palco, posizionata al fianco del sindaco Marco Bonini e della preside Catia Gonnella, per andare a parlare tra i ragazzi, camminando avanti ed indietro per l’aula magna dell’ISI Barga.

Tra le personalità presenti all’evento, venute da tutta la valle, vi sono stati anche il Capitano Volontè dei carabinieri col Maresciallo Colombini, comandante della stazione di Barga, oltre che il Comandante Iungo per la guardia di finanza di Castelnuovo e Cristina Saisi, capo della polizia municipale di Barga.

L’evento, seguito in streaming anche dai ragazzi delle scuole di Castelnuovo presso il cinema “Roma”, ha portato la platea a valutare con occhio critico i social media che hanno penetrato affondo nella vita della gioventù moderna ma anche dei più grandi: “alzi la mano chi non ha un account su almeno un social”, ha detto Bruzzone, nessun braccio si è alzato in aria nella platea.

La psicologa ha poi analizzato la figura del bullo e di questa sua “evoluzione” in chiave digitale, parlando di come la violenze non abbiano un limite sulla rete e di come si possa facilmente arrivare ad un tragico epilogo. L’esempio più conosciuto al momento è la triste vicenda di Tiziana Cantone, morta suicida dopo mesi di ingiurie ed offese sui vari social per una serie di film hard amatoriali usciti su internet.

Altro pericolo su cui la psicologa ha messo in guardia i giovani è quello che deriva dall’immagine di noi che portiamo sui social, oltre che, proprio come nel caso Cantone, quello legato a immagini e video “inopportuni” che in qualche modo finiscono in rete: “quel video non sparirà, rimarrà su internet e tra cinquanta, cento anni, sarà ancora lì. Tutto quello che mettete sulla rete resta e resterà per sempre non importa quante lacrime verserete. Questo ha un’importanza fondamentale, visto che in questo mondo ormai conta più il profilo che mostri sui social che quello reale, anche e soprattutto per trovare lavoro”.

Tra gli interventi del pubblico vi è stato un riferimento al Blue Whale, il macabro “gioco” che ha mietuto tra gli adolescenti russi quasi 150 vittime e che potrebbe aver ucciso anche un ragazzo in Italia, esempio di ciò che una mente malata può fare a dei giovani problematici usando come mezzo solo ed esclusivamente la rete, oltre che un interessante parentesi sul bullismo mediatico, dove, in alcuni casi a causa di un accentramento di potere mediatico nelle mani di pochi, ad avere il ruolo del bullo non sono ragazzi o uomini, ma intere testate giornalistiche.

L’incontro è avvenuto in contemporanea alla votazione in parlamento della nuova legge contro il cyberbullismo, passata con zero voti contrari, che inserisce la definizione legislativa di cyberbullo nell’ordinamento e che va quindi finalmente a tutelare quei ragazzi che fino ad oggi non sapevano come combattere queste violenze, con la possibilità di sporgere denuncia anche per i quattordicenni e la presenza di un referente in ogni scuola. Un piccolo passo avanti che si spera aiuterà le migliaia di vittime che ogni giorno vengono umiliate e vessate sulla rete.

Fonte: La Gazzetta del Serchio