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La mia ricostruzione del caso di Chico Forti

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CHICO FORTI – LE ORIGINI
Enrico Forti, per gli amici “Chico”, nasce a Trento nel 1959. È un ragazzo che ama gli sport e ha un fisico atletico, per questo dopo il liceo frequenta L’Isef e si specializza nel windsurf, ottenendo molti successi anche a livello internazionale. Grazie alla sua predisposizione per le lingue e alle sue doti comunicative, durante i suoi viaggi crea una fitta rete di contatti che gli torneranno utili più tardi, quando comincerà a svolgere lavori di matrice imprenditoriale.

Nel 1990, a 31 anni, Chico Forti partecipa come concorrente al famoso quiz televisivo Telemike, condotto da Mike Bongiorno. Ogni concorrente è chiamato a rispondere a una serie di domande su un argomento a sua scelta: Chico sceglie la storia del windsurf e, neanche a dirlo, vince la puntata e una discreta somma di denaro. Grazie a questa vincita, nel 1992 Chico Forti lascia l’Italia e si trasferisce a Miami, in Florida, in cerca di fortuna. In questa “nuova vita” Forti intraprende l’attività di film-maker, produttore e presentatore televisivo per programmi che parlano di sport estremi. Inoltre, per arrotondare, svolge anche l’attività di intermediatore immobiliare. Anche l’amore, in questa fase della sua vita, sembra sorridergli: Chico infatti sposa la modella Heather Crane, che nel giro di pochi anni mette al mondo 3 figli. La famigliola vive in un appartamento nell’esclusivo quartiere di Williams Island, nella parte nord di Miami. La vita di Chico sembra destinata al successo e alla felicità. Ma i guai sono dietro l’angolo, e un brutto giorno gli si presentano sotto le sembianze di un suo vicino di casa, un tedesco di nome Thomas Knott.

 

L’OMICIDIO DI GIANNI VERSACE
Miami Beach, 15 luglio 1997. Sotto gli occhi di molti testimoni, nella centralissima Ocean Drive, viene ucciso con due colpi di pistola alla testa lo stilista italiano Gianni Versace. L’assassino scappa, ma subito si sospetta che possa trattarsi di Andrew Cunanan, uno gigolò omosessuale di 27 anni che negli ultimi mesi ha già ucciso 4 persone. La conferma arriva quando accanto al suo furgoncino vengono trovati i vestiti che, a detta dei testimoni, indossava il killer di Versace. Il 24 luglio 1997 il custode di una casa galleggiante dà l’allarme: all’interno dell’abitazione si è nascosto un uomo, forse proprio Cunanan. Subito FBI, polizia, vigili del fuoco e guardia nazionale circondano l’house-boat e, dopo vari tentativi di far uscire l’intruso, fanno irruzione, trovando il corpo di Andrew Cunanan riverso sul letto di una camera al primo piano. La versione ufficiale della polizia e dell’FBI parla di suicidio, Cunanan si sarebbe sparato un colpo di pistola alla testa. Qualcosa però non torna, e a farsene portavoce è un certo Gary Schiaffo, il detective del Miami Beach Police Department incaricato del caso. Secondo il detective, Cunanan sarebbe stato ucciso altrove e poi portato nell’house-boat per mettere in scena il suo suicidio.

Chico Forti si interessa a questa vicenda e progetta di farci un documentario. Tramite Thomas Knott, un tedesco suo vicino di casa, Chico riesce a entrare in contatto con il proprietario dell’house-boat, Rieneck Thorsten, e ad acquisire i diritti per usare la casa nell’ambito di inchieste giornalistiche. Presi accordi con Rai 3 e una tv francese, Chico realizza un documentario-inchiesta sul delitto di Gianni Versace, che andrà in onda con il titolo “Il Sorriso Della Medusa”. Ripercorrendo le tappe della vicenda, grazie a un rapporto segreto e a un referto medico fornitogli dal detective Gary Schiaffo, anche Forti si convince che ci sia qualcosa che non quadra nella versione ufficiale, e ipotizza addirittura che non sia Cunanan l’assassino: forse alcuni elementi corrotti della polizia di Miami Beach hanno volutamente coperto i veri responsabili del delitto. Il detective Schiaffo dovrebbe fornire a Chico anche alcune foto del volto di Cunanan, ma viene meno al suo impegno e così parte dell’accordo economico tra i due salta e i rapporti si incrinano. Chico Forti non lo sa, ma ben presto tutto ciò gli si ritorcerà contro…

CHICO FORTI INCASTRATO DALL’ELEFANTE BIANCO

KNOTT, PIKE E L’ELEFANTE BIANCO
Thomas Knott, il tedesco vicino di casa di Chico Forti, fa il maestro di tennis ma in realtà è un faccendiere e truffatore, già condannato a 6 anni di reclusione in Germania. Alla fine del 1996, grazie a dei documenti falsi, Knott era riuscito a scappare negli Stati Uniti e si era stabilizzato a Miami. A procurargli questi documenti era stato un suo amico di vecchia data, un certo Anthony Pike, proprietario di un albergo ad Ibiza, il Pikes, che negli anni ’80 era stato frequentato da tutto il jet set internazionale. Knott e Pike hanno un trascorso di loschi affari e sono specializzati in truffe con le carte di credito. Nel 1993 Pike aveva contratto il virus dell’Aids, ma nemmeno questo sembrava averlo fermato…

Nel novembre del 1997 Tony Pike si reca a Miami per trovare l’amico Thomas Knott e in quest’occasione conosce anche Chico Forti, che ovviamente è all’oscuro della vera indole di Knott e Pike. Ai due truffatori viene un’idea diabolica: provare a vendere a Chico Forti il Pikes hotel, che ormai è in rovina e rappresenta solo un peso. Di più, Knott e Pike definiscono quell’albergo l’ “elefante bianco”, ossia “una fregatura colossale”, dal momento che a causa dei debiti non è nemmeno più di proprietà di Pike, ma di una società che lo controlla al 95%. Pike, inoltre, a causa della sua malattia è stato interdetto e quindi la sua firma non ha alcun valore legale. Chico Forti però, essendo in buona fede, pensa che l’acquisto del Pikes possa essere un buon affare e accetta la proposta. Nel gennaio 1998 Forti e Pike firmano l’accordo. Knott, su esplicita richiesta di Forti, resta  fuori dall’affare. L’italiano, infatti, è venuto a conoscenza della natura truffaldina del tedesco: a fargli la soffiata è stato lo stesso Pike, forse per fingere un gesto di complicità.

L’INCONTRO CON DALE PIKE
Tony Pike ha un figlio di 42 anni di nome Dale, che ha vissuto alcuni anni in Malesia dopo che il padre lo aveva cacciato per averlo scoperto a rubare dalle casse dell’hotel Pikes. A fine gennaio 1998, in bancarotta e con i creditori alle costole, Dale fa rientro a Ibiza. I soldi del biglietto, con un gesto di generosità, li anticipa Chico Forti, visto che anche Tony Pike è al verde. Dale scopre così che il Pikes è in vendita.  Nel giovane Pike, ben presto, matura la voglia di conoscere il prossimo acquirente dell’hotel, soprattutto perché Dale ha velleità cinematografiche e Chico fa anche il produttore. Tony e Dale, quindi, programmano di tornare a Miami per metà febbraio, e ancora una volta a pagare i biglietti dell’aereo è Forti. Due giorni prima della partenza, però, Tony Pike rimanda il suo viaggio di qualche giorno adducendo motivi mai chiariti e prega Chico di prendersi cura di suo figlio in attesa del suo arrivo. Dale, quindi, parte comunque. È il 15 febbraio 1998. Thomas Knott, il vicino di casa truffatore di Chico, si offre di andare personalmente all’aeroporto per accogliere il giovane Pike, ma Chico rifiuta l’offerta. L’appuntamento è intorno alle 16, l’aereo però è in ritardo di circa un’ora.

Chico e Dale hanno un po’ di difficoltà a incontrarsi, si chiamano attraverso gli altoparlanti dell’aeroporto e infine si incontrano verso le 18.30. A questo punto, però, Dale comunica a Chico di avere un appuntamento con alcuni amici di Thomas Knott e gli chiede di accompagnarlo al parcheggio del Rusty Pellican, un lussuoso ristorante che si trova a Kay Biscayne. I due arrivano sul posto intorno alle 19. Nel parcheggio, ad attendere Dale, c’è una Lexus bianca con a bordo un uomo di origine ispanica vestito elegantemente. Dale e Chico si salutano e si danno appuntamento di lì a qualche giorno, quando arriverà a Miami anche Tony Pike.

L’OMICIDIO DI DALE PIKE
Il 18 febbraio 1998 è il giorno previsto per l’arrivo di Tony Pike. Chico Forti si reca all’appuntamento ma non lo trova. Dopo una serie di controlli scopre che Dale, il figlio di Tony, è stato trovato morto assassinato a Sewer Beach, poco lontano dal ristorante Rusty Pellican dove lo stesso Chico lo aveva accompagnato. Si tratta di un luogo molto frequentato da surfisti e coppie gay in cerca di intimità. Il corpo è stato trovato da un surfista la mattina del 16 febbraio, quindi il giorno dopo l’arrivo di Dale a Miami. La vittima è stata uccisa con due colpi di una calibro 22 sparati alla nuca e poi denudato completamente. Accanto al cadavere, però, vengono ritrovati alcuni effetti personali che permettono l’immediato riconoscimento. Tra questi oggetti c’è anche una scheda telefonica, dalla cui analisi si scopre che le ultime chiamate, risalenti al pomeriggio del 15 febbraio, erano state fatte al cellulare di Chico Forti. Chico non lo sa, ma fin da subito è lui il sospettato.

Il giorno successivo, infatti, viene convocato al Dipartimento di Polizia come persona informata sui fatti. Al fine, forse, di spaventarlo, gli viene detto che anche Tony Pike è stato ammazzato. E Chico, in effetti, si spaventa, tanto da commettere un gravissimo errore: mente, sostenendo di non aver mai incontrato Dale Pike.

Il giorno dopo ritratta spontaneamente, racconta come sono andati i fatti ma ormai è troppo tardi. Chico chiede consiglio a Gary Schiaffo, il detective che gli aveva fornito il materiale per il documentario “Il sorriso della Medusa” e con cui i rapporti si erano incrinati quando parte dell’accordo era saltato. Schiaffo, che nel frattempo è andato in pensione, lo rassicura e gli garantisce che la sua posizione non è a rischio.

Il 20 febbraio 1998, quindi, Chico si ripresenta davanti agli inquirenti per consegnare i documenti relativi alla compravendita del Pikes hotel, ma seguendo le parole del detective Schiaffo non si fa accompagnare da un avvocato. Purtroppo, però, fa male: la polizia lo interroga per 14 ore e lo arresta con l’accusa di essere il mandante dell’omicidio di Dale Pike.

IL PROCESSO
Chico Forti viene accusato di frode e circonvenzione di incapace in relazione all’acquisto del Pikes hotel, e di concorso in omicidio per la morte di Dale Pike. La teoria dell’accusa è che Chico, approfittandosi dello stato di salute di Tony Pike, volesse ottenere in modo fraudolento il 100% dell’hotel. Dale, accortosi dell’inganno ai danni del padre, sarebbe volato a Miami per accertarsi che Chico avesse la somma pattuita e per, eventualmente, far saltare l’accordo: per questo motivo, sarebbe stato ucciso. Nell’accusa di frode e circonvenzione di incapace, quindi, si nasconderebbe il movente del delitto. In effetti la compravendita del Pikes, alias “l’elefante bianco”, era veramente una truffa, ma ai danni di Chico Forti!

E infatti, in relazione alla frode e alla circonvenzione di incapace, l’italiano viene assolto con formula piena. Venuto meno il movente, di conseguenza, dovrebbe venir meno anche l’accusa di omicidio, ma così non è. Il 15 giugno 2000 Chico Forti viene condannato all’ergastolo.

Le prove che lo “inchiodano” in realtà sono alquanto labili. Vediamo le principali:

– Innanzitutto l’arma del delitto mai ritrovata, una pistola calibro 22, che appartiene sulla carta a Chico. In realtà la pistola è sempre stata nella disponibilità di Thomas Knott che l’aveva voluta, l’aveva scelta e solo all’ultimo momento, non avendo con sé il denaro, aveva chiesto a Chico di pagarla. Lo stesso commesso del negozio dove era stata acquistata testimonierà di averla consegnata a Knott.

– Un’altra prova considerata schiacciante è la scheda telefonica trovata accanto al cadavere, dalla quale risultano alcune chiamate fatte da Dale a Chico, tutte a tempo zero di conversazione. Tuttavia, a ben vedere, le chiamate sono state fatte tra le 17.13 e le 17.18, un arco di tempo in cui, con ogni probabilità, Dale non era ancora stato sdoganato, dal momento che il suo aereo aveva avuto circa un’ora ritardo. Quel tipo di scheda telefonica, però, viene venduto solo fuori dalla dogana. Inoltre, Dale e Chico per trovarsi avevano utilizzato l’altoparlante dell’aeroporto fino alle ore 18.00: non si capisce quindi perché dopo le 17.18 Pike, pur disponendo della scheda telefonica, non l’avrebbe più usata. Facile supporre, di conseguenza, che quella scheda telefonica sia stata messa ad hoc accanto al cadavere da qualcuno che sapeva dell’appuntamento in aeroporto tra Dale e Chico. Questo qualcuno, ancora una volta, è Thomas Knott. Il tedesco però, non verrà mai coinvolto nel processo per la morte di Dale Pike ma anzi, condannato a 15 anni di carcere per truffa, poco dopo la condanna di Chico verrà liberato e rimandato in Germania grazie a una sorta di patteggiamento i cui contenuti sono tutt’oggi blindati negli archivi della Procura di Miami.

Per quanto riguarda lo svolgimento del processo, bisogna sottolineare che la difesa di Chico non ha mai agito realmente a favore del suo assistito, facendo delle scelte perlomeno discutibili.

Non solo, il giudice Victoria Platzer in passato era stato membro della squadra investigativa che aveva indagato sul caso Versace. Della stessa squadra avevano fatto parte anche altri due detective che poi avevano svolto le indagini sull’omicidio di Dale Pike.

Si tratta di persone che, è lecito supporre, provavano del risentimento nei confronti di Chico Forti, dal momento che egli nel suo documentario “Il Sorriso della Medusa” aveva ipotizzato che la polizia di Miami fosse corrotta… E infine Gary Schiaffo, altra persona che aveva motivi per provare astio nei confronti di Forti e che, dopo essere andato in pensione, aveva iniziato a lavorare come consulente alle dipendenze di Reid Rubin, ossia il corrispettivo del pubblico ministero, quindi dell’accusa, nel processo a Chico.

gli articoli sono pubblicati anche su Crimepage.it, nella mia rubrica personale.