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I manipolatori affettivi sono soggetti tossici

Cosa succede quando una criminologa irrompe sulla scena di un delitto efferato? Cosa si nasconde dietro a un crimine? Dalla strage di Erba al delitto di Avetrana, Roberta Bruzzone è considerata la criminologa più rock d’Italia, ormai da anni è un volto noto della TV e suoi libri riaprono ogni volta i casi più discussi di cronaca nera, per questo lei dice “se Dio esiste lo vedo un po’ distratto”.

In una tua intervista proprio al Giornale OFF hai detto: “se Dio esiste lo vedo un po’ distratto”. Che cosa intendi con quest’affermazione?

Sono vent’anni che mi occupo del peggio del peggio di quello che un essere umano può fare ad un altro ed è difficile conciliare una visione fiduciosa del mondo con quello che io ho visto fare ad altri esseri umani. Siamo una specie terribile, siamo la specie peggiore che esista sulla faccia della Terra. Non so se esista un’entità superiore, ma se ci fosse avrei qualche suggerimento per gestire meglio la situazione.

Partiamo dall’inizio: Roberta Bruzzone bambina com’era?

In realtà un po’come adesso, i miei genitori infatti non si sono ancora ripresi! Ero una bambina molto curiosa, caparbia, tutti i bambini avevano paura dell’uomo nero e io invece andavo a cercarlo. Quello che mi anima e già mi animava all’epoca è una grande curiosità, unita a un incoercibile senso di giustizia.

C’è stato un evento quando eri bambina che ti ha spinta verso questa carriera?

Vicino alla mia scuola c’era una casa colonica e i bambini un po’ discoli venivano minacciati di ricevere chissà quali punizioni. Inizialmente la cosa mi ha intimorito, ma poi la paura si è trasformata in curiosità e all’inizio della seconda elementare ho organizzato un’incursione in quella casa: siamo entrati io e altri due bambini durante l’intervallo e senza rendercene conto siamo rimasti lì dentro per ore. In paese ormai pensavano che fossimo scomparsi… È stato un momento eccezionale, ricordo l’euforia per aver superato la paura e verificato che dentro quella villa non c’era niente. Tra noi tre, l’unica ad essere punita sono stata io: lì ho capito che nella vita le cose importanti vanno fatte da soli.

Com’è stato il tuo approccio con morte? Quando hai scoperto cosa fosse?

Io ho sempre avuto tantissimi animali e ricordo che morì una cagnolina cui ero molto affezionata, il primo contatto con la morte da bambina fu quello.

Hai studiato Psicologia: come hai cominciato la carriera di criminologa?

In realtà, già mentre studiavo mi occupavo di casi di bambini abusati e di altri temi legati alla criminalità: la criminologia è sempre stata il mio interesse principale.

Poi sei diventata anche Roberta Bruzzone, personaggio televisivo…

Sì, sono arrivata a Porta a Porta nel 2007 e già facevo questo lavoro. Quel programma però è stato per me un po’ il punto di svolta. Sono stata invitata in seguito all’omicidio di Simonetta Cesaroni per sostenere la posizione di Raniero Busco, posizione che conoscevo molto bene. Devo essere piaciuta a Vespa, perché da quel giorno sono ospite fissa.

Il 30 ottobre è uscito il tuo ultimo libro, Io non ci sto. Consigli pratici per riconoscere un manipolatore affettivo e liberarsene. Che cos’è un manipolatore affettivo?

Si tratta di quei soggetti che sono costantemente concentrati sullo sfruttare gli altri generando sofferenze. Sono dei vampiri emotivi che si cibano delle migliori energie delle persone. Tanto più la persona che hanno accanto soffre, quanto più la loro autostima cresce. Sono soggetti tossici. Io in questi vent’anni ne ho incontrati tanti e sempre dopo aver causato danni nella peggior maniera possibile. Ho deciso di scrivere questo libro approfondendo l’aspetto dell’analisi comportamentale, per mettere le persone nella condizione di riconoscere un manipolatore affettivo.

E come si riconosce un manipolatore affettivo?

È gente in grado di simulare qualsiasi emozione umana, di indossare maschere, l’unica cosa che li blocca è la vergogna. È gente che si ciba della sofferenza altrui, che alterna comportamenti positivi e negativi in maniera casuale, confondendo. È peraltro proprio in questa confusione che risiede la dipendenza dell’altro. Mettere in discussione la nostra idea di qualcuno, nella fase dell’innamoramento, che consideriamo meraviglioso è pressoché impossibile: tendiamo piuttosto ad attribuirci delle colpe personali. La gente non comprende che le dinamiche di dipendenza che si innescano in una relazione di questo tipo sono identiche a quelle che si manifestano con le droghe o con il gioco d’azzardo. Si può diventare dipendenti da una relazione ed è una dipendenza che non ha nulla da invidiare a quelle alle quali siamo più abituati.

E come si evita lo stretto contatto con un manipolatore affettivo?

Osservando quello che le persone fanno, per quanto questi soggetti siano abili a manipolare e a recitare, non riescono a nascondere completamente se stessi: nelle conversazioni e nei progetti che fanno, hanno sempre una maggior attenzione verso i loro bisogni e le loro aspettative, hanno bisogno di avere il controllo di e-mail, password, WhatsApp e lo ottengono con scuse paradossali come “sono stato tradito in passato”… tutti questi sono segnali.

Dietro le quinte mi hai detto che oggi c’è stata una condanna, perché nel 2010 hai difeso Michele Misseri: ci spieghi meglio?

Quando Michele Misseri era indagato per omicidio volontario in concorso con la figlia Sabrina, grazie alla mia difesa e quella di Daniele Galoppa, è uscito dalla posizione di assassino. Noi eravamo certi che lui non avesse ucciso Sara Scazzi per il semplice fatto che quando doveva parlare dell’assassinio era molto vago, mentre quando gli veniva chiesto di parlare dell’occultamento del cadavere utilizzava una precisione chirurgica. Lui poi ci accusò di averlo istigato a calunniare la figlia sapendola innocente, noi allora lo denunciammo e oggi è stato condannato per calunnia a tre anni di reclusione.

Quali sono le caratteristiche più frequenti che accomunano un assassino?

Quelli che ho conosciuto io avevano tutti dei tratti narcisistici molto evidenti, senso di grandiosità del sé, immaturità, totale incapacità di assumersi il peso delle proprie responsabilità. I narcisisti sono pericolosi, mentono compulsivamente e questo è il principale motivo che mi ha portata a scrivere un libro del genere.

C’è ancora una parte di società, un salotto radical-chic italiano che difende i carnefici e non le vittime…

Molto spesso ho lavorato per le famiglie delle vittime e l’ergastolo lo vivono loro ogni giorno. L’unica vera terapia per lenire la sofferenza per la famiglia delle vittime e le vittime stesse è ottenere giustizia. Se manca questo, ripartire, per chi ha vissuto queste tragiche vicende, diventa impossibile. Chi commette crimini punibili con l’ergastolo merita di scontare l’intera pena, senza nessun tipo di riduzione: questo aiuta anche le vittime ad andare avanti.

Alcuni casi di violenza adesso sono legati ad immigrati clandestini: ritieni che questo sia un problema?

Sì e molto serio. Certe persone, che non dovrebbero e potrebbero nemmeno essere qui, hanno commesso crimini inenarrabili. La situazione è a livelli rischiosi e ciò non è accettabile.

In questi giorni è riaffiorato il caso di Emanuela Orlandi, la ragazza che sparì nel 1983 in Vaticano, dove sono state trovate recentemente delle ossa sotto il pavimento di una stanza della Nunziatura: pensi che siano le sue?

Ci sono due ipotesi, le due ragazze in questione sono Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, sparita un mese prima. Quando mi è stato chiesto di chi fossero le ossa, ho risposto che secondo me sono della Gregori, perché erano di fatto più vicine al luogo in cui sparì.

Secondo te l’Italia, oggi, è un paese violento?

C’è violenza nelle relazioni, epidemia di odio e invidia. Se devo risponderti in maniera diretta, dico sì. E’ un paese di persone frustrate, potenzialmente pericolose, se sollecitate in modo sbagliato. Anche i giovani hanno una mente criminale che, fino a pochi anni fa, era impensabile da attribuire agli adolescenti.

Cambiamo argomento. Raccontaci adesso la Bruzzone OFF. Quanto sei rock sulla moto?

Ho questa passione da sempre, da quando ero veramente piccola. Sono cresciuta con mia nonna e la convinsi che già a 12 anni si potesse andare in moto e me ne feci regalare una proprio da lei. Da allora non mi sono mai più fermata. Da grande sono poi passata alle Ducati. Ora invece sono una da Harley Davidson.

Fonte: Ilgiornale.off